La città più bella del mondo

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Quando mi domandano di dove sono e rispondo “Siena”, normalmente la prima cosa che mi viene detta è: “uuuh che bella Siena!”. 

E normalmente la mia prima risposta, di cortesia, ma anche di verità, perché quasi tutte le città a loro modo sono belle, è: “ma anche X [dove X è la città dell’interlocutore] è bella!”.

Dopo una breve pausa,  un sospiro e uno sguardo all’orizzonte, poi, aggiungo sempre: “però non voglio fare il modesto, per me Siena è la città più bella del mondo e piazza del campo è il luogo più bello del mondo”. Perché quella piazza lì, che per 8 giorni l’anno si carica di un’energia che solo chi ci è stato durante i giorni del Palio può provare a capire, è il luogo perfetto, l’incontro naturale delle strade, il centro del mondo, la comunità che si fa architettura. 

Se fossi il responsabile di un’enciclopedia alla voce “Piazza” metterei il Campo e alla voce “Città” metterei Siena, ma la mia è solo un’opinione di parte, quindi venite e innamoratevi anche voi della perfezione di questo luogo.

Pensieri da playoff

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Penso che più o meno tutti i tifosi della Mens Sana, che ricordo ha appena vinto l’ottavo scudetto e il settimo di fila, nel corso di questi playoff hanno avuto questi pensieri e la relativa conclusione:

Quarti di finale 

— Ma figurati, quest’anno si va fori al primo turno è già grassa esserci arrivati, anche se sai la soddisfazione vincere con Milano

Semifinale

— Ma figurati, dopo una serie così si va fori con Varese, quelli hanno dominato la stagione,  s’è vinto con Milano ci dovrebbe bastare, anche sé a questo punto sognare non costa niente

Finale

— La purga non la voglio prende, quindi ora si va là e si vince.

 

“Siena trionfa immortale in tripudio di bandiere.
In questo tripudio di drappi e bandiere Siena trionfa come sempre immortale.”

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“Enrico Berlinguer alla tv”

ert(Grecia, proteste davanti alla sede della tv pubblica chiusa per i tagli imposti dalla troika)

Una politica di austerità non è una politica di tendenziale livellamento verso l’indigenza, né deve essere perseguita con lo scopo di garantire la semplice sopravvivenza di un sistema economico e sociale entrato in crisi. Una politica di austerità invece, deve avere come scopo — ed è per questo che essa può, deve essere fatta propria dal movimento operaio — quello di instaurare giustizia, efficienza, ordine, e, aggiungo, una moralità nuova. Concepita in questo modo, una politica di austerità, anche se comporta (e di necessità, per sua stessa natura) certe rinunce e certi sacrifici, acquista al tempo stesso significato rinnovatore e diviene, in effetti, un atto liberatorio per grandi masse, soggette a vecchie sudditanze e intollerabili emarginazioni, crea nuove solidarietà, e potendo così ricevere consensi crescenti diventa un ampio moto democratico, al servizio di un’opera di trasformazione sociale.

(…) l’Italia si trova oramai — ma io credo, prima o poi, anche di altri paesi economicamente più forti del nostro si troveranno — davanti a un dilemma drammatico: o ci si lascia vivere portati dal corso delle cose così come stanno andando, ma in tal modo si scenderà di gradino in gradino la scala della decadenza, dell’imbarbarimento della vita e quindi anche, prima o poi, di una involuzione politica reazionaria; oppure si guarda in faccia la realtà (e la si guarda a tempo) per non rassegnarsi a essa, e si cerca di trasformare una traversia così densa di pericoli e di minacce in un’occasione di cambiamento, in un’iniziativa che possa dar luogo anche a un balzo di civiltà, che sia dunque non una sconfitta, ma una vittoria dell’uomo sulla storia e sulla natura.

Enrico Berlinguer, gennaio ’77 Teatro Eliseo di Roma, marzo ’79 Teatro Lirico di Milano.

Ora viene il bello

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Ho discusso oggi la mia tesi, in mezz’ora il risultato degli ultimi mesi. Tra quindici giorni con la mia proclamazione si chiuderà definitivamente la mia carriera da studente, si chiuderanno questi due anni e mezzo a Trento.

Intanto, inizio a festeggiare.

A metà tessera elettorale, un bilancio.

scheda

Ieri ho preso in mano la mia tessera elettorale, ero in coda alla biglietteria della stazione di Trento e dovevo fare il biglietto per tornare a casa a votare. L’ho aperta e ho visto che è piena per metà, eppure sono pochi anni che voto, neanche 10. Mentre stavo aspettando ho guardato quei timbri sbiaditi e le date, a parte un paio di casi non riuscivo ad associare date e votazioni. Francesco qualche giorno fa ha fatto una lista, ho voglia di fare lo stesso giochino e una specie bilancio arrivato a metà tessera.

Armato di Google sono andato a cercare e ricostruire la mia (breve) storia elettorale:

3 Aprile 2005 – Elezioni Regionali

Elezioni Regionali in Toscana. Voto per il centrosinistra con candidato Claudio Martini presidente e voto di lista ai Verdi. Martini vince e i Verdi eleggono 2 consiglieri. Oggi voterei altro.

12 Giugno 2005 – Referendum 

Si votano i 4 referendum sulla procreazione assistita. Voto 4 SI, ma il quorum è lontano. Oggi voterei uguale.

9 Aprile 2006 – Elezioni Politiche

Elezioni politiche, quelle dell’Unione di Prodi. Voto solo alla Camera per la lista di Rifondazione Comunista che elegge una quarantina di deputati. Oggi voterei uguale.

25 Giugno 2006 – Referendum

Referendum sulla riforma costituzionale fatta dal centrodestra. Voto NO, che vince superando il quorum pure se non necessario. Oggi voterei uguale.

13 Aprile 2008 – Elezioni Politiche

Cade il Governo Prodi e si torna a votare. Voto la Sinistra Arcobaleno, che con il 3% rimane fuori dal parlamento. La mia più grande sconfitta elettorale fino a oggi. Oggi voterei uguale.

6 Giugno 2009 – Elezioni Europee. Provinciali e Comunali

Alle europee voto Sinistra e Libertà, con preferenza a Nichi Vendola, Umberto Guidoni e Giuliana Sgrena, non viene superato lo sbarramento e non viene eletto nessuno. Alle elezioni per la provincia di Siena ho invece votato il candidato del centrosinistra Simone Bezzini, con voto alla lista Sinistra per la Provincia di Siena che elegge un consigliere, mentre alle elezioni comunali ho votato per la lista unica del centrosinistra a Monteroni d’Arbia con preferenza per Jacopo Altomira candidato di Sinistra e Libertà che viene eletto. Oggi voterei uguale.

22 Giugno 2009 – Referendum

Ci sono i referendum elettorali di Guzzetta&Co. Indeciso se votare o meno, vado e voto NO. Il quorum anche in questo caso è lontano e non passano. Oggi voterei uguale.

28 Marzo 2010 – Elezioni Regionali

Elezioni regionali in Toscana. Voto Enrico Rossi presidente e la lista di Sinistra Ecologia e Libertà, che però non elegge nessuno nonostante la vittoria di Rossi e del centrosinistra. Oggi voterei uguale.

12 Giugno 2011 – Referendum

Ai referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento voto 4 SI, che vincono in tutti i referendum superando il quorum. Oggi voterei uguale.

Dopo 8 anni da elettore le sconfitte probabilmente superano le vittorie, con alcune come quella del 2008 che ancora brucia. Spero in futuro di vivere più vittorie, non sarà facile.

Tra pochi giorni tornerò a votare, so già per chi votare. voterò per l’unica scelta che ritengo sensata oggi quella di sostenere Bersani votando Sinistra Ecologia e Libertà.
È l’unico modo che ha oggi l’Italia di avere una vera sinistra che vuole governare, è l’unico modo per iniziare a cambiare qualcosa.
Sono consapevole che non basterà questo voto, ma penso che sia il primo passo necessario per un lungo lavoro di ricostruzione di questo paese.

 

Lettera al Compagno Segretario

Caro Compagno Segretario, 
posso chiamarti Compagno vero, mica te la prendi? 
Non mi conosci, sono uno di quei 485.698 elettori ed elettrici del centrosinistra che hanno votato Nichi Vendola al primo turno delle primarie. 
L'ho fatto perché credevo fosse la persona più adatta a rappresentare nel centrosinistra in Italia quella necessità di cambiare rotta che sento necessaria alla sinistra e all'Europa. 
Le sue idee e le sue proposte sono quelle che mi hanno fatto sognare che l'Italia potesse prendere davvero una strada diversa e migliore rispetto a quella che ha intrapreso negli ultimi anni. 
Purtroppo il mio voto e quello di altri non è bastato per permettere a Vendola né di vincere né di arrivare al ballottaggio, ma anche se non ha vinto penso che molte delle nostre proposte possano essere importanti per il futuro; i temi sollevati nel corso di questa campagna elettorale sono stati e saranno spunti di riflessione e patrimonio di tutta la sinistra e il centrosinistra.
Caro Compagno Segretario, io non ti ho mai votato, non ho nemmeno mai votato il Partito Democratico, non so cosa farò domenica prossima, molto dipenderà da quello che dirai e che farai in questa settimana, non ti preoccupare però che Renzi non lo voto, troppo lontana la sua visione su tutto, quindi al massimo starò a casa a guardare con distacco e poca convinzione chi vince, oppure se saprai farti carico con un po' di coraggio di provare a rappresentarmi (parlo per me, che non ho la pretesa di parlare a nome di nessun altro, anche se magari qualcuno può riconoscersi nelle mie parole), di fare tue una parte delle istanze che abbiamo portato dentro a queste primarie. 
Il dibattito e la discussione troppo spesso si è avvitato sulla conformazione interna del Pd, lasciando fuori la realtà, quella che parla di giovani nelle piazze, fabbriche che chiudono, frane che distruggono case e paesi. 
Il Pd oggi, per quanto io l'abbia sempre criticato, è l'unico spazio intorno al quale oggi ruota la possibilità per la sinistra politica di incidere nelle vite delle persone, ma da solo quello spazio non basta, va riempito insieme a quella sinistra polverizzata che vive in migliaia di realtà difficili. 
Per un lungo periodo ci siamo divisi pensando di poter bastare da soli, quello è stato il motivo per cui abbiamo perso e continuiamo a perdere.  
I prossimi anni saranno difficili per l'Italia e per l'Europa, solo con l'ottimismo della volontà (sarebbe stato bello sentir tornare a pronunciare il nome di Gramsci, come ispirazione a riprendere l'egemonia culturale, ancora salda nelle mani del berlusconismo), ritornando a sognare, possiamo affrontarli senza soccombere nel pessimismo della ragione e impantanarci nelle virgole di un realismo grigio. 
Oggi abbiamo bisogno di speranze e solo camminando insieme possiamo pensare di costruirle. 
Mettiamoci a lavoro, su molti punti siamo già vicini, non dovrebbe essere troppo difficile se ci impegniamo. Collaboriamo, costruiamo qualcosa di bello che ridia speranza alle persone, facciamo vedere qual è il cambiamento che vogliamo. 
Caro Compagno Segretario, ti auguro un buon lavoro in questa tua ultima settimana di campagna elettorale per queste primarie, la mia speranza è quella di incontrarsi domenica prossima dentro il seggio, insieme a tante persone.
 
 

Futebol

 
 
Quando ho scattato questa foto Lisbona era deserta e silenziosa. Mancavano pochi minuti all'inizio di Portogallo – Olanda e già le strade erano vuote, bandiere e coccarde rossoverdi in ogni balcone del Bairro Alto. Da una traversa scoscesa vediamo arrivare un pallone, dietro un bambino a inseguirlo.

Lo raggiunge, lo stoppa con il destro, si gira, dribla un tombino e tira di punta verso la salita.
Da una finestra arriva il rumore di uno stadio, un telecronista concitato presenta la formazione olandese.
I due bambini si fermano un attimo, come a controllare che non sia troppo tardi per dare altri due calci prima dell'inizio della partita, quella dei campioni.

Poco più avanti, di fronte a un bar un bambino, avrà avuto 6 anni, palleggia come un piccolo Ronaldo, il padre con una birra in mano ride contento. La palla gli cade dopo almeno 10 palleggi; parte un applauso e qualche risata.
Le finestre aperte per combattere il caldo umido e far entrare il primo fresco della serata, fanno da megafoni delle tv, creando un effetto stereo che si spande per la via.

I palloni a Lisbona hanno smesso di rotolare, almeno per questi 90'.

Baby we’ll be fine


«ciao, ci sentiamo dopo. Ti voglio bene»
«ciao»
«ciao»
«ciao»
«ciao»
*click*
Continuo a salutare anche dopo che ha attaccato.
Ritornano i rumori, ritorno qua. La terza telefonata della giornata, fortuna che non le paghiamo.
C'è sempre un buon motivo per voler stare vicini, sempre. C'è sempre un buon motivo per dover essere lontani, ancora.
Ci sono 200km che in giornate come queste farei anche a piedi, arriverei sudato e con le scarpe consumate a suonare il campanello con un fiore in mano.
Ci sono le nuvole che arrivano da dietro le montagne e il vento che entra sotto la giacca mentre cammino a passo svelto verso casa, che poi se tirassi dritto arriverei direttamente là.
Quanto ci vuole? Un uomo a passo svelto può fare 5-6 km/h. Dividi 200 per 5 o 6 (che poi dopo un po' diventerà pure 4) fa quaranta o trentatrevirgolatreperiodico, troppo.
In casa non c'è ancora nessuno, mi siedo in cucina e bevo un bicchiere d'acqua, ho il fiatone.
Dicono che l'importante è il viaggio, non l'arrivo, non lo so mica io se essere d'accordo. C'è che a ogni arrivo di tappa devi guardare al prossimo, prenderti un po' di riposo e ripartire.
Devi fare il tuo passo, che poi altrimenti in salita schianti, e quando sei in salita altro che al viaggio, pensi ma all'arrivo.
E se dessi una gonfiata alle ruote? In bicicletta chissà quanto ci metto?

Perché l’articolo 18 è un non problema.

Sono mesi ormai, anzi anni, che continuano a dirci che l’articolo 18 è il vero freno alla competitività di questo paese, la palla al piede dell’occupazione che senza schizzerebbe in alto come neanche durante il boom economico, tutto per l’articolo 18. Dice c’è quel problema lì, quello della precarietà, delle 46 forme di contratto diverse, come lo risolviamo? Aboliamo l’articolo 18. Dobbiamo aumentare gli investimenti? Aboliamo l’articolo 18. Oggi nessuno dice aboliamo però, si dice superare, siamo moderni, mica vorremmo sembrare quelli che tolgono diritti e libertà, no?

Ora, andate a leggervi l’art.18 (visto ci siete date una lettura pure a tutto lo Statuto dei Lavoratori che male non fa), come vedete si trova nel Titolo II che ha come titolo “Della libertà sindacale” e già il fatto che sia stato inserito qua dal legislatore può far capire a cosa serva.
Quando l’avete letto continuate con la lettura.
Continua a leggere Perché l’articolo 18 è un non problema.