Ciocci Thinks Verdi prati dove far cavalcare la fantasia
Categories: sport

Oggi invece ha sconfitto anche l'Obama modello mondiale del cambiamento. 

Rio ospiterà le olimpiadi del 2016, due anni dopo i mondiali di calcio organizzati sempre dal Brasile. 

Un risultato che dimostra la costante crescita del paese sudamericano, una delle economie con il più alto tasso di crescita del mondo, un balzo che il presidente Lula è riuscito a creare in questi anni. 

Categories: politica, sinistra, web

Prendo spunto da un post di Giovanna Cosenza e da uno di Loredana Lipperini.

La Piazza con la P maiuscola è quell'entità che da sempre dovrebbe portare attraverso una sollevazione popolare al cambiamento.

Usata e abusata è divenuta il fine e non più il mezzo, cancellata mediaticamente in tutti i casi in cui non è stramba o con numeri che non possono essere ignorati e per rimediare gli organizzatori gonfiano ogni oltre limite, sparando cifre improbabili o provano a fare notizia in altro modo. Manifestazioni importanti, ma dai numeri non gonfiati, vengono così oscurate anche sui giornali presunti di "sinistra" (vedi le manifestazioni del movimento per la casa romano, raccontata su internet dal solo Lorenzo Cairoli e ignorate, ma più motivi da tv, stampa nazionale e locale, anche da quella considerata di "sinistra").

A inizio anni 2000, da Genova in avanti i movimenti avevano saputo andare oltre la piazza, usare le rete, nascevano i network di Indymedia, venivano scambiate riflessioni, progetti, appuntamenti, venivano connesse esperienze, sui forum i dibattiti erano accesi, le mailing list producevano analisi e confronto.
Per poter ritrovare qualcosa di simile a quello che accadde in quei mesi bisogna arrivare al movimento dell'Onda (qua ne scrivevo a novembre) dello scorso autunno, con la sua scoperto dei social network, con lo scoprire come relazioni virtuali si possano tradurre nella realtà e riempire le piazze e le assemblee.
Oggi stiamo assistendo ad un fenomeno simile con la nascita dei tanti micropride spontanei di questi giorni(e bravo zambardino a parlarne).

In tutto questo quelli che fanno la figura degli assenti sono i soggetti organizzati. Spiazzati completamente da quello che la rete ha messo a disposizione, non riescono ancora a capire come interfacciarsi ed usare i nuovi strumenti, da affiancare all'organizzazione "reale" per poter incidere nella società, per ricostruire un immaginario, un alfabeto simbolico andato in frantumi sotto i colpi dell'egemonia culturale berlusconiana.

Sempre più debole, tutta la sinistra ha un compito, che non è quello di sconfiggere elettoralmente Berlusconi (che sarebbe sicuramente più semplice), ma quello di riuscire a ricreare un immaginario tale che possa competere per l'egemonia culturale in Italia, che si dimostri alternativo a quello vincente degli ultimi 20 anni.

Categories: me

Rifredi è un quartiere fiorentino, secondo wikipedia il più grande.

Rifredi è soprattutto una stazione ferroviaria, una stazione di passaggio (nel senso che i binari non finiscono lì, ma corrono paralleli alla stazione) per la precisione, non troppo grande, ma nemmeno piccola, non bella esteticamente e non ha neppure nessun tipo di particolarità architettonica rilevante. In Italia ci sono sicuramente una miriade di stazioni simili, periferiche ad una stazione più grande e bella, figlie di un tempo in cui il trasporto ferroviario era l'unico modo di spostarsi velocemente. 

A Rifredi non fermano Eurostar (solo due della tratta Roma-Bergamo) e FrecciaRossa, ma solo regionali e intercity, treni proletari, scacciati e rinnegati.

A Rifredi non arrivi e non parti, ma passi, per andare in qualche altro luogo; una tappa come altre mille verso una destinazione, un obbiettivo da raggiungere. Un nonluogo perfetto. 

Un luogo dell'anima per me, che mi trasmette la voglia di viaggiare, di percorrere altre tappe, magari irrilevanti, piccole, non particolarmente significative, che per me sono sempre le più divertenti, che tanto l'arrivo non è mai così bello come lo immaginavi mentre eri in viaggio. 

 

Vi ammorberò quindi altre volte con foto e/o scritti su questa stazione forse un po' brutta, ma a suo modo molto speciale. 

Categories: politica, sinistra

L'estate sta per finire (anche se per me le ferie arrivano solo la prossima settimana) settembre è alle porte, a sinistra siamo sempre fermi, qua sotto giusto qualche riflessione, sperando in un autunno caldo e che risvegli gli animi.

Dove sono? Cosa faccio? Quale prospettiva? Quali obbiettivi? 

Domande che in questo torrido agosto mi si sono riproposte in più e più occasion, ogni volta che c'è da pensare alla politica. Le risposte sono incerte, indeterminate a tal punto che Heisenberg sarebbe fiero. 
Sapevo che sarebbe stato difficile, buttarsi in un mare aperto che può portarti giù in ogni momento, consapevole però che non c'era e non c'è altra alternativa possibile per una sinistra possibile in Italia.

Il percorso di Sinistra&Libertà sembra sostanzialmente immobile, nonostante un milione di voti arrivati partendo da zero, nonostante la voglia di quelle tante persone trovate lungo il cammino di questi mesi di mettersi in gioco, di scommettere su qualcosa da creare da zero.
E invece niente, siamo fermi, inchiodati, stop, alt, non un passo avanti, fermi a fare cosa poi non è dato sapersi, visto che non esiste un luogo di dibattito, quindi fermi perchè così vuole qualche dirigentello avanzato e ammuffito che non si capisce con quale delega parla nel momento in cui dovrebbe essere la "base" a parlare a proporre.
Vengono creati finti momenti di confronto come sarà l'assemblea del 19 settembre, tutti sappiamo già come finirà, tante belle parole e poi ci rivediamo per le elezioni regionali del 2010, con quale forma alchemica questa volta ancora non è dato sapersi; visto che Nencini ed il suo Ps in Toscana per esempio hanno approvato la nuova legge elettorale che inserisce lo sbarramento al 4% e si prospetta un loro inserimento nelle liste del Pd, i Verdi toscani che allo stesso modo non vogliono costruire S&L che continua a rimanere un marchio propietario dei 5 microsoggetti organizzati che l'hanno messo in piedi come cartello elettorale. Manca quel passo avanti che tutti ci aspettavamo, quello della trasformazione da cartello a soggetto politico vivo, dove tutti sono chiamati a rimettersi in gioco, a darsi da fare. 

Il tempo passa veloce e si porta via la speranza e la voglia di tanti che non vedono prospettive e progetti, si avvicina settembre e l'autunno sarà difficile.
C'è ancora tempo, ma per ogni secondo sprecato vi è qualcuno che perde la speranza.
Ci vuole finalmente quel tanto atteso rovesciamento della piramide, che nel momento in cui c'è il nulla, qualcosa nasca dove c'è la presenza vera, nei territori, dove c'è chi si è sporcato le mani di colla e inchiostro, dove c'è chi ha messo la propria faccia e la propria persona in gioco, perchè nelle stanze dove si ritrovano in 5 non nascerà mai niente. 

Categories: Senza categoria, me, musica

I 3+1 giorni sono quelli passati da me in giro per concerti, prima a Livorno per l'Italia Wave e poi a Roma per Bruce Springsteen.

C'è già chi ha scritto e detto tutto del concerto di domenica del Boss, molto meglio di quello che posso fare io.

Prologo

Partiamo dal principio, in una fredda giornata di febbraio mi faccio coraggio e compro il biglietto per il concerto di Springsteen, "che tanto lui è uno che va visto almeno una volta nella vita". Non sono un fan, conosco poche canzoni e non mi ha mai convinto molto. 

Abbagliato dalla luce

Visto il trasferimento da Pisa a Roma, arrivo sotto lo stadio olimpico molto presto, incontro gli amici fan, ma non di osservanza ortodossa e ci mettiamo in fila ad aspettare l'apertura dei cancelli.
[tralascio la parte in cui mi lamento delle 2 ore in più d'attesa rispetto a quanto scritto e del caldo micidiale] 
Si aprono i cancelli e tutti dentro, riusciamo ad entrare nella zona sotto il palco, quella che ci entri con il braccialettino.
Nelle ore tra l'ingresso e l'inizio del concerto posso vedere da vicino alcuni esemplari di fan Springsteeniani di osservanza ortodossa, del tipo che si sono messi a leggere passi della sua biografia a voce alta e cantare C-side sconosciute ai comuni mortali.

Inizia il concerto, tutti che cantano, io faccio finta di conoscere le canzoni, che in realtà non conosco e molte è stata la prima volta che le ho sentite. Devo dire che sul palco Bruce ci sa stare, si spende tutto, urla, corre, suda; insomma "spacca di brutto". La E Street Band sembra la sua famiglia, basta uno sguardo per intendersi.

E qui avrei una domanda per i fan quelli veri, ma il bassista che c'era domenica è un turnista? No, perchè è stato l'unico sfigato su quel palco a non essere coinvolto in niente e messo nell'angolo buio in fondo.

Un appunto, la cosa delle canzoni su richiesta scritte nei cartelloni, i Nomadi la facevano già quasi 10 anni fa, non so quando ha iniziato il Boss, però insomma i Nomadi stanno sempre avanti.

Bruce sul palco è il messia, le canzoni sono preghiere da intonare tutti, impone le mani e prende in braccio bambini, cerca il contatto con i suoi fedeli, perchè quello che ho visto non è stato un concerto, ma un grande rito para-religioso.

Concerto veramente bello, spettacolo che è valso sicuramente i soldi del biglietto, non so se andrò a vedere altri suoi concerti, però ora mi sento un poco toccato dalla fede

Categories: me, musica

I 3+1 giorni sono quelli passati da me in giro per concerti, prima a Livorno per l'Italia Wave e poi a Roma per Bruce Springsteen.

Quando uno pensa a Livorno le prime cose che gli vengono in mente sono: mare, porto, cacciucco, Partito Comunista, Cristiano Lucarelli (non necessariamente in questo ordine).
Uno pensa che la giornata non può che andare bene quando esci di casa e ti ricordi di aver lasciato il biglietto per il concerto di domenica dentro, proprio pochi secondi prima di partire.
In cielo splende il sole, in macchina c'è caldo e mi sventaglio con una copia di Lotta Comunista acquistata da Antonio perchè preso di sorpresa al risveglio.
Grandi interrogativi vengono risolti lungo il viaggio, come lo scoprire che la Sammontana prende il nome da un'omonima frazione del comune di Montelupo (risposta deduttiva la nostra, confermata da wikipedia).
La viabilità livornese è caotica, ma arriviamo indenni.

Giovedì 16 – Italians do it better

Serata gratuita, tanta gente, allo stadio per il Main Stage, grande concerto di Caparezza, ottimi i Beautiful (Marlene Kuntz + Maroccolo + Howie B) che si presentavano per la prima volta in pubblico, concludono gli Afterhours.
Nel pomeriggio alla Rotonda d'Ardenza prima apparizione di Enrico Gabrielli sul palco, ne seguiranno un numero imprecisato, c'è chi dice che sia stato avvistato a suonare pure sul lungomare di Livorno.
La giornata era dedicata al quarantennale di Woodstock, per parlarne era stato chiamato Uolter Veltroni, intervistato da Chicco Mentana, due esperti del settore (scopriremo poi che Uolter ha dato forfait per "lieve malore" e quindi il tutto è stato tramutato in una presentazione del libro di Mentana).

Venerdì 17 – Effetto Placebo 

Sorvolo sulle difficoltà riscontrate a ritornare a Pisa a dormire alle 4 del mattino, difficoltà dovute alla non troppo compresa viabilità delle due città.
Nel pomeriggio sullo Psycho Stage: Samuel Katarro, Dente e Beatrice Antolini i nomi principali, ma per me la vera sorpresa sono stati i sardi White Sunset con dell'ottimo prog e delle camicie improbabili (che comunque in me hanno trovato un estimatore).
Sul Main Stage la sera arrivo poco prima dell'inizio dei Placebo, per nulla convincenti, talmente poco che a metà è il caso di lasciare lo stadio per l'ElettroWave, dove i 2manydjs hanno fatto un set da paura. 

Sabato 18 – Elettro Saturday

Solo nel poleriggio Enrico Gabrielli sale sul palco 3 volte consecutivamente: Calibro35, guest per i Julie's Haircut e Mariposa. Una parola va spesa per il bellissimo Ale Fiori e il suo look estivo, fenomenale (e bravi agli stilisti).
Ma la testa era già alla sera, non avrei mai pensato di poter vedere un concerto dei Kraftwerk e le attese non sono state per nulla disattese, quasi due ore di concerto, spettacolo puro, scaletta da favola e pubblico rapito (a parte quei 4 stronzi che erano dietro di me). Grande delusione invece per Aphex Twin, set veramente scadente, buono per un rave di pessima qualità. Bella sperimentazione degli Offlaga insieme al trio d'archi Ginko Narayana. 

Grazie a Francesca, Francesca e Francesco per avermi ospitato a Pisa. Tre giorni veramente belli, conditi da ottimo cibo spazzatura e birra a prezzi da ladrocinio: 5€ per una Nastro Azzurro sono un po' troppi.

to be continue…

Categories: me

Tutti questi socialcosi sono l'apoteosi del culopesismo, nell'ultimo mese ogni volta che vedo la bacheca di wordpress mi passa la voglia di scrivere.
E' quindi giuno il momento di dire basta al culopesismo da socialcosi, altrimenti il blog mi si arrabbia, tipo che mi incasina il template per rappresaglia, mi disattiva i plugin e altre cose brutte e poi io gli voglio bene a questo pezzettino di me, anche se ci scrivo poco ultimamente.

Scrivere un twit o mettere un like su Friendfeed è infinitamente più facile che stare a scrivere un post, più economico in termini di tempo e risorse impegnate. Quando si ha poco tempo, la testa presa da mille cose, spesso scrivere un post è l'ultima delle preoccupazioni.
Tipo che io volevo scrivere del fatto che sono a -3 esami dal finire, che sto vivendo un momento molto positivo e che mi posso ritenere felice; poi però mi sono detto, ma lo scrivo o non lo scrivo? non è che porta merda se lo scrivo? Boh, io l'ho scritto intanto, poi vedremo. 

Volevo segnalare anche il set di foto che ho fatto a Rock in Rolo nel weekend, sono stato molto bene e mi sono divertito molto.  

Categories: Buzzer Time, basket, sport
 
1 come il risultato a fine anno, per la terza volta consecutiva (fossimo oltre oceano parleremmo di three-peat). 1 come la sconfitta in Italia su 44 partite tra Supercoppa, Coppa Italia, regular season e playoff.

Un mini-slam tutto italiano a cui manca il pezzo grosso: l'Euroleague vinta meritatamente dal Panathinaikos.
E' stato detto tutto su questa squadra: quanto sia forte, compatta, gruppo eccezionale, professionisti, perfezionisti, non c'è nient'altro da aggiungere.


Milano
non poteva niente, era una storia già scritta, un finale scontato e pure noioso per chi vede da fuori, ma è giusto che sia andata così, ce la siamo meritati questa vittoria.

Sarei poco onesto se non dicessi che sto già pensando alla prossima stagione, con due speranze: quella di vedere un campionato più equilibrato e aperto, e quella di avere la presunzione di voler lottare per l'euroleague.

Adesso però si preparino i festeggiamenti che c'è la Mens Sana da festeggiare!

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Alle volte sembra proprio che le cose abbiano un'anima, quella Fiat Tipo modello Digit del 1988 era l'auto di nonno, lo è stata praticamente per tutta la mia vita fino a questo momento, fino a stamattina. Il nonno è senza patente da qualche mese, la Tipo già negli ultimi anni girava solo sulle strade del paesello.
Era ferma in quel piazzale del meccanico da diverse settimane, problemi alla batteria, all'impianto di raffreddamento, al motorino di avviamento. L'incentivo statale alla rottamazione cade proprio a fagiolo, in famiglia si progettava un cambio di auto e poi c'era là quella Tipo da rottamare, che tanto era da buttare, inutilizzabile e 1500€ fanno comodo.
Oggi doveva essere il suo ultimo viaggio, messa in moto forzatamente doveva fare poche decine di km fino al concessionario che la rottamerà. Come dicevo, sembra che le cose abbiano un'anima, dopo pochi km la Fiat Tipo modello Digit del 1988 decide, che se proprio deve fare quest'ultimo viaggio lo vuole fare comoda, come non ha mai viaggiato, in prima classe, sul pianale di un carroattrezzi. Si ferma e non riparte, inutili i tentativi di rimetterla in moto, viene spostata dove non da noia al traffico e lasciata lì, passeranno poi a prenderla e farà finalmente questo suo ultimo comodo viaggio.
Lo ammetto, mi sono commosso un po', per questa sua tenacia, per questo essere stata un pezzo della mia vita, un qualcosa che è rimasta immutato negli anni, con quel suo cruscotto digitale, all'avanguardia per il 1988, per quel tettino apribile che faceva vedere il cielo, per l'ostinazione di mio nonno a non volerci mettere l'autoradio, così che quando guidavi ed eri solo cantavi e fischiettavi per tenerti compagnia. Ciao Tipo.

[io che mi sono commosso per la rottamazione di una scassatissima Fiat 127 e non sono stato contento fino a quando i miei non mi hanno portato a fare le foto alla macchina per ricordo prima che venisse rottamata non potevo non sautarla]