Baby we’ll be fine


«ciao, ci sentiamo dopo. Ti voglio bene»
«ciao»
«ciao»
«ciao»
«ciao»
*click*
Continuo a salutare anche dopo che ha attaccato.
Ritornano i rumori, ritorno qua. La terza telefonata della giornata, fortuna che non le paghiamo.
C'è sempre un buon motivo per voler stare vicini, sempre. C'è sempre un buon motivo per dover essere lontani, ancora.
Ci sono 200km che in giornate come queste farei anche a piedi, arriverei sudato e con le scarpe consumate a suonare il campanello con un fiore in mano.
Ci sono le nuvole che arrivano da dietro le montagne e il vento che entra sotto la giacca mentre cammino a passo svelto verso casa, che poi se tirassi dritto arriverei direttamente là.
Quanto ci vuole? Un uomo a passo svelto può fare 5-6 km/h. Dividi 200 per 5 o 6 (che poi dopo un po' diventerà pure 4) fa quaranta o trentatrevirgolatreperiodico, troppo.
In casa non c'è ancora nessuno, mi siedo in cucina e bevo un bicchiere d'acqua, ho il fiatone.
Dicono che l'importante è il viaggio, non l'arrivo, non lo so mica io se essere d'accordo. C'è che a ogni arrivo di tappa devi guardare al prossimo, prenderti un po' di riposo e ripartire.
Devi fare il tuo passo, che poi altrimenti in salita schianti, e quando sei in salita altro che al viaggio, pensi ma all'arrivo.
E se dessi una gonfiata alle ruote? In bicicletta chissà quanto ci metto?

Perché l’articolo 18 è un non problema.

Sono mesi ormai, anzi anni, che continuano a dirci che l’articolo 18 è il vero freno alla competitività di questo paese, la palla al piede dell’occupazione che senza schizzerebbe in alto come neanche durante il boom economico, tutto per l’articolo 18. Dice c’è quel problema lì, quello della precarietà, delle 46 forme di contratto diverse, come lo risolviamo? Aboliamo l’articolo 18. Dobbiamo aumentare gli investimenti? Aboliamo l’articolo 18. Oggi nessuno dice aboliamo però, si dice superare, siamo moderni, mica vorremmo sembrare quelli che tolgono diritti e libertà, no?

Ora, andate a leggervi l’art.18 (visto ci siete date una lettura pure a tutto lo Statuto dei Lavoratori che male non fa), come vedete si trova nel Titolo II che ha come titolo “Della libertà sindacale” e già il fatto che sia stato inserito qua dal legislatore può far capire a cosa serva.
Quando l’avete letto continuate con la lettura.
Continua a leggere

RIP Splinder

 

Era il 6 giugno del 2004 quando ho scritto il mio primo post su Splinder, non avevo ancora 18 anni, e avevo scoperto "quel sito dove ci puoi scrivere, tipo un diario" per caso in un noioso giorno di scuola di fine anno, su imbeccata di un amico (ciao Antonio!).
Sono passati quasi 8 anni da quel giorno, ho sempre un blog, ci scrivo molto meno raccontando cose diverse da allora (e con una punteggiatura molto migliore), ho conosciuto molte persone belle, scambiato commenti e idee, fatto progetti più o meno riusciti.
Sono cresciuto da allora, mi sono diplomato, ho cambiato strada, preso una laurea, quasi due, scrivo con una migliore punteggiatura.
Un po' mi vergogno di quello che scrivevo lì (e anche di quello che scrivo qua, ma non conta), però sono molto dispiaciuto che oggi tutti quei post e quei commenti, il template con il blogroll pieno di ricordi, spariscano come lacrime nella pioggia; certo, ho salvato tutto, esportato e importato da altre parti, ma non è la stessa cosa.
Ciao Splinder, è stato bello.

Anche i treni premono snooze

O anche cronaca di un ritardo ferroviario di cui ero solo spettatore.

Ore 05:00 – Il treno regionale 2251 di trenitalia doveva partire da Bolzano, io secondo la mia tabella di marcia dovevo essere già sveglio da un po' e pronto a uscire dopo pochi minuti per accompagnare Valentina in stazione.

Ore 05:11 – Non mi ricordo mai dello specchio nell'ascensore, che nella maggior parte dei giorni è pure il primo specchio in cui mi guardo la mattina, non vorrei mai farlo, figuriamoci a quest'ora. 2251 sarà arrivato in orario ad Ora?

Ore 05:38 - da orario 2251 doveva fare il suo trionfale ingresso al binario 2 della stazione di Trento e accogliere la mia bella che tornava a casa. In realtà lui non era ancora partito, penso un problema con la sveglia del macchinista, noi stavamo bestemmiando contro la coda alle macchinette prima di accorgerci sul tabellone di un ritardo segnalato di 40'.

Ore 06:05 – L'immaginario 2251 avrebbe dovuto essere ad Ala, il reale 2251 ancora non è partito da Bolzano, il ritardo aumenta, la fame pure, fortuna che il bar della stazione è aperto, ancora poca gente, quei pochi però dovevano andare a Bologna con 2251. C'è una barista che non avevo mai incontrato e fa il cappuccino molto meglio delle sue colleghe, i cornetti sono sempre quelli surgelati e riscaldati. A stomaco pieno si aspetta meglio.

Ore 06:26 - 2251 non è a Domegliara come avrebbe dovuto, è ancora fermo a Bolzano. Il ritardo è di un'ora, consiglio a Valentina di arrivare a Verona con il regionale che parte tra 5 minuti, che male che vada aspetta un'ora la coincidenza per Bologna, se invece 2251 parte lo ritrova a Verona. 

Ore 07:08 – Isola della Scala è ancora lontana, però 2251 è arrivato a Trento e riparte sotto i miei occhi che lo aspettavano sul binario 2. Con il giornale sottobraccio esco dalla stazione, mi sembra più freddo di prima, apro Prontotreno e guardo se 2251 recupera terreno.

Ore 07:22 – Il ritardatario 2251 è a Rovereto, io in Piazza Duomo, al freddo cammino verso la mia seconda colazione. 

Ore 07:33 - Quando sono entrato al bar ho chiesto un tè caldo, alla richiesta della barista di scegliere quale volessi ho risposto "uno qualsiasi, basta che sia molto, molto, caldo". Dieci minuti dopo ho ripreso sensibilità alle mani, 2251 è arrivato ad Ala, e Repubblica non mi ha messo di buon umore. 

Ore 07:53 - Ve l'ho mai raccontata questa cosa che a Trento nei bar quando ordini il caffè ti chiedono se lo vuoi "liscio"? No, ecco, allora ricordatelo, non fate come il signore, probabilmente bangladese o del sud-est asiatico che è rimasto 5 minuti a fissare la barista senza sapere cosa rispondere. 2251 è arrivato a Domegliara, Valentina a Verona e io sono di nuovo in strada. 

08:08 - 2251 arriva a Verona, io a casa, giusto in tempo per un caffè. Quel pigrone sta fermo sempre 12 minuti a Verona, anche quando è in ritardo, io giuro che in quei 12 minuti ho solo riposato gli occhi.

08:59 – Poggio Rusco è in provincia di Mantova, io fino alle amministrative dello scorso anno credevo fosse in provincia di Bologna, non sono mai stato un fenomeno in geografia. 2251 ha 90' di ritardo, io sono in anticipo rispetto ai miei standard.

09:53 - Ho pulito camera, mi sono fatto una doccia per scaldarmi, ho letto Affari&Finanza, ho mangiato della cioccolata, ho grattato un gratta e vinci senza vincere. 2251 è arrivato a Bologna senza recuperare neanche un minuto di ritardo. Io l'ho seguito stazione per stazione, facendo il tifo per lui.
Lo immaginavo sbuffante iniziare malissimo una nuova settimana, come la maggioranza delle persone che il lunedì mattina sognano solamente di premere snooze e rimanere a dormire "solo altri 5 minuti, poi mi alzo, giuro".

Just one year

Quasi un anno dopo è riapparso il violinista di strada, ha lo stesso violino sgangherato, ma gli occhiali mi sono sembrati nuovi.
Per mesi non si era più visto, avevo pensato a un trasloco in un luogo più piacevole e meno freddo, che sta arrivando l'inverno, la mattina non si vedono le montagne e suonare il violino con le dita congelate non deve essere piacevole.

Sono stato felice di vederlo stasera, gli ho sorriso solamente, che di spicci non ne avevo. 

Greetings

 

Il fischio del capotreno, le porte che si chiudono e il treno che lentamente parte. Tutto intorno i rumori sono ovattati, come se in tutta la stazione fosse rimasto solo quel treno, io fuori, lontano dalla linea gialla, tu dentro, a guardare dal finestrino prima di cercare il tuo posto a sedere.
Chissà accanto a chi sarai seduta, chissà se arriverai in orario, chissà se mi penserai.
Quando mi sfila davanti l'ultimo vagone mi rimetto gli occhiali da sole e aspetto di vederti scomparire, di rimanere là fermo e immobile mentre la voce sempre uguale delle stazioni avverte che il regionale per Pisa è in ritardo.
Sono passate settimane da quel bacio dietro la linea gialla, siamo tornati e partiti altre volte, ma ogni volta quando ti devo salutare rimango sorpreso, come un bambino che gli vola via il palloncino o come un viaggiatore che gli parte il treno sotto il naso. 

#ioricordo Genova

Tra qualche settimana saranno passati 10 anni dal G8 di Genova, tra tutte le celebrazioni e iniziative per celebrare l'anniversario quella che mi ha colpito di più è: #ioricordo Genova una bellissima iniziativa lanciata da Claudia.

Un luogo dove raccontare quello che stavamo facendo in quei giorni, per ricostruire un racconto collettivo, mettendo inisieme tanti frammenti scomposti e non collegati tra di loro, ma che attraverso il ricordo delle emozioni e delle sensazioni vissute in quei giorni faccia muovere "l'ingranaggio collettivo" e sociale che è la memoria.

Per partecipare potete inviare i contributi qua e/o usare l'hashtag #ioricordo su twitter, fate girare l'ingranaggio!

La linea blu

 
 
Un gruppo di studentesse di medicina in camice e con i capelli raccolti fumano una sigaretta nel cortile, il vento fa muovere i rami degli alberi. 
Trattengo il fiato, apro la porta e a passo svelto inizio a cercare l'ambulatorio, dice che devo seguire la linea blu.
Davanti all'ambulatorio, stanza 19, ci sono 5 sedie scomode e un attaccapanni, la striscia blu prosegue dritta fino a una porta, ogni tanto qualche barella spinta da volontari in tute catarifrangenti.
Non avrei mai potuto fare medicina, non riesco a starci dentro un ospedale, anche se sono in visita, anche se sono lì per una cosa normale, niente, mi ci sento piccolo, schiacciato dal peso di questi palazzi giganteschi e caotici.
Io voglio solo continuare a seguire la linea blu, che laggiù poi c'è l'uscita e fuori il sole e il caldo, il vento che muove le foglie e le studentesse senza camice e con i capelli sciolti.

“The smiles returning to the faces”

Volevo solo dire che il mio sorriso è ormai fisso da più di 24 ore, che mi auguro che sia solo l'inizio, che tra meno di due settimane ci sono da mettere 4 sì ai referendum per fare un altro passo, che ci sono parole che non vedevo l'ora di sentire, che io questo sorriso mica ho voglia di togliermelo.

C'è chi poi riesce a spiegarla molto meglio.


(foto di m0rula)

(l'analisi del voto poi la facciamo un altro giorno, per il momento godiamocela tutti)