Greetings

 

Il fischio del capotreno, le porte che si chiudono e il treno che lentamente parte. Tutto intorno i rumori sono ovattati, come se in tutta la stazione fosse rimasto solo quel treno, io fuori, lontano dalla linea gialla, tu dentro, a guardare dal finestrino prima di cercare il tuo posto a sedere.
Chissà accanto a chi sarai seduta, chissà se arriverai in orario, chissà se mi penserai.
Quando mi sfila davanti l'ultimo vagone mi rimetto gli occhiali da sole e aspetto di vederti scomparire, di rimanere là fermo e immobile mentre la voce sempre uguale delle stazioni avverte che il regionale per Pisa è in ritardo.
Sono passate settimane da quel bacio dietro la linea gialla, siamo tornati e partiti altre volte, ma ogni volta quando ti devo salutare rimango sorpreso, come un bambino che gli vola via il palloncino o come un viaggiatore che gli parte il treno sotto il naso. 

#ioricordo Genova

Tra qualche settimana saranno passati 10 anni dal G8 di Genova, tra tutte le celebrazioni e iniziative per celebrare l'anniversario quella che mi ha colpito di più è: #ioricordo Genova una bellissima iniziativa lanciata da Claudia.

Un luogo dove raccontare quello che stavamo facendo in quei giorni, per ricostruire un racconto collettivo, mettendo inisieme tanti frammenti scomposti e non collegati tra di loro, ma che attraverso il ricordo delle emozioni e delle sensazioni vissute in quei giorni faccia muovere "l'ingranaggio collettivo" e sociale che è la memoria.

Per partecipare potete inviare i contributi qua e/o usare l'hashtag #ioricordo su twitter, fate girare l'ingranaggio!

La linea blu

 
 
Un gruppo di studentesse di medicina in camice e con i capelli raccolti fumano una sigaretta nel cortile, il vento fa muovere i rami degli alberi. 
Trattengo il fiato, apro la porta e a passo svelto inizio a cercare l'ambulatorio, dice che devo seguire la linea blu.
Davanti all'ambulatorio, stanza 19, ci sono 5 sedie scomode e un attaccapanni, la striscia blu prosegue dritta fino a una porta, ogni tanto qualche barella spinta da volontari in tute catarifrangenti.
Non avrei mai potuto fare medicina, non riesco a starci dentro un ospedale, anche se sono in visita, anche se sono lì per una cosa normale, niente, mi ci sento piccolo, schiacciato dal peso di questi palazzi giganteschi e caotici.
Io voglio solo continuare a seguire la linea blu, che laggiù poi c'è l'uscita e fuori il sole e il caldo, il vento che muove le foglie e le studentesse senza camice e con i capelli sciolti.

“The smiles returning to the faces”

Volevo solo dire che il mio sorriso è ormai fisso da più di 24 ore, che mi auguro che sia solo l'inizio, che tra meno di due settimane ci sono da mettere 4 sì ai referendum per fare un altro passo, che ci sono parole che non vedevo l'ora di sentire, che io questo sorriso mica ho voglia di togliermelo.

C'è chi poi riesce a spiegarla molto meglio.


(foto di m0rula)

(l'analisi del voto poi la facciamo un altro giorno, per il momento godiamocela tutti)

Festa d’aprile

Quella sovranità che il popolo esercita nelle forme e nei limiti così come scritti nella costituzione è stata conquistata con il sacrificio di migliaia di uomini e donne che non si piegarono ai fascisti e che lottarono per vedere un'Italia nuova e democratica. 

Ho sempre amato le storie sulla Liberazione: storie di partigiani buoni e fascisti cattivi, di normalità in guerra, di amori e dolori, vere o verosimili o inventate, storie di liberazioni quotidiane, storie da raccontare per noi che non c'eravamo. Alcune di queste storie le potete leggere su Schegge di Liberazione un blog e un libro che esce proprio oggi, che si scarica da qua o che si compra di carta in giro per l'Italia, ma non solo, dove verrà letto da un po' di gente dell'internet, ma non solo. Insomma è una cosa bella.
Se oggi siete nei dintorni di Carpi vi consiglio di passare che ci si diverte. 

Buon 25 aprile, buona Liberazione.

Поехали!*

 

"Yuri Gagarin era il mio grande eroe. Non hai mai letto la sua descrizione di quello che vedeva dal razzo in orbita? È quasi come una poesia."
Lei rise incredula. "E adesso me la reciterai non è così?"
"Aspeta un momento" Chiusi gli occhi. Erano anni che non provavo a ripetere quelle parole. "Era chiaramente visibile la parte illuminata della terra" cominciai, e poi recitai a memoria lentamente: "Le coste dei continenti, le isole, i grandi fiumi, le vaste superfici d'acqua… Durante il volo vidi per la prima volta coi miei occhi la forma sferica della terra. La sua curvatura la si vede guardando l'orizzonte. La vista dell'orizzonte è unica e bellissima. Si vede il netto cambio di colore dalla superficie illuminata della terra al nero totale del cielo in cui brillano le stelle. Questa linea divisoria è sottilissima, è una pellicola che cinge tutta la sfera della terra. È di un azzurro delicato, e questa transizione dall'azzurro al nero è molto graduale, e incantevole".

La famiglia Winshaw – Jonathan Coe 

Era il 12 aprile del 1961 quando dal cosmodromo di Baikonur, nel nulla delle steppe kazake venivano accesi i motori del Vostok 1 e per la prima volta un uomo avrebbe visto la terra dallo spazio.
La competizione spaziale figlia della guerra fredda è ormai un ricordo, i budget sono diminuiti, lo shuttle andrà presto in pensione, la cooperazione tra le agenzie spaziali ha preso il posto della lotta ad arrivare primi.
Praticament ogni bambino da 50 anni a questa parte però ha sognato e continua a sognare di andare nello spazio, di volare sopra tutto e vedere dal di fuori questo pianeta che abitiamo.
Un sogno per pochi, per il momento tocca accontentarci delle splendide foto fatte da chi lassù c'è e alzare gli occhi al cielo e provare a veder passare la ISS.

*partiti! Espressione pronunciata da Gagarin al decollo

baby we’ll never go back

Il cappuccio della giacca alzato per ripararmi dal vento, le cuffie nelle orecchie, qualche goccia di pioggia e un freddo pungente.
Quel maledetto semaforo pedonale è rosso, sempre, soprattutto la mattina quando sono in ritardo. Non ho mai capito come funzionino i tempi dei semafori: ci sono volte che è subito verde e altre che invece sembra non arrivi mai.
Una ragazza con un cappello di lana di quelli con il pon-pon in cima e un cappotto marrone arriva trafelata, anche lei le cuffie nelle orecchie, tiene il tempo con il piede.
Sbuffo, mi guardo intorno, macchine non ce ne sono e il semaforo è sempre rosso.
Bruce canta di voler fuggire insieme a Wendy, perché i vagabondi sono nati per correre.
Alzo lo sguardo incrociando quello della ragazza, le faccio un cenno come per dire "andiamo?" e attraverso la strada a passo spedito.
Non mi sono voltato a guardare se mi aveva seguito, ma tanto come ho messo piede sul marciapiede dall'altro lato il semaforo è diventato verde e Bruce ha finito di cantare.

Quer Pasticciaccio Bello

 

Quer pasticciaccio bello nasce come costola [sinistra] del My own private Milano. Dieci fotografi romani, dieci foto della periferia di Roma, dieci scribi di fuori Roma. Per parlare, raccontare o anche solo immaginare la parte più grande e, forse, più complessa di questa città. Perché se vi hanno detto che Roma è solo il Colosseo e i sampietrini, beh, vi hanno mentito.

Quando mi chiedono in quale grande città d'Italia mi piacerebbe vivere la risposta è immediata e sempre la stessa da sempre: Roma.
Per questo non ho avuto dubbi quando mi è stato chiesto se volevo partecipare a "Quer pasticciaccio bello".

Dieci frammenti che narrano degli epicentri di un'altra Roma, diversa da quella che attraversa un normale visitatore: da Ostia al Tufello passando da Cinecittà e il Villaggio Prenestino da Villa Carpegna a Lunghezza…

Si scarica QUI, dentro come avrete capito c'è pure un mio piccolo contributo. Leggetelo tutto che merita.

Un grazie a Frattaglia per l'invito, a Nemo per la grafica e a tutti gli altri fotografi e scribi per le cose belle che ci sono dentro (poi dici perché ti piace l'internet).