Sócrates e Maradona

«Vi racconto questa: una volta, al bar, c’era un argentino amico nostro. La serata era finita, avevamo pulito e tutto quanto, e Sócrates fa: “È tardi, do un passaggio alla signora,” intendeva la cuoca “l’accompagno in macchina perché è troppo tardi”. E all’argentino: “Carlito, tu vieni con me”. Non dico fosse l’alba, ma era comunque molto tardi e dovevano andare al morrò, lì sulla periferia. Ci vanno, lasciano la signora a casa e, tornando indietro, a metà strada si fermano perché il Mãgrao doveva comprare le sigarette. E ovviamente, anche alle quattro di mattina, c’è un sacco di gente che lo riconosce: “mãgrao, meu deus do céu!”». «Alle quattro di mattina?». «Sì! Lui aveva questa dote: pure quando era tutto buio, riusciva a vedere la lucetta rossa di un bar e ci si fermava. E poi dava retta a tutti, quindi si mette a parlare, gli offrono le birre eccetera. Insomma, non lo saziano più, a quelli non gli pare vero. Intanto l’argentino è ancora in macchina che lo aspetta, e dopo un po’ si mette a gridare: “Mãgrao, que paaasa?”». Dedé imita le urla dell’argentino dal finestrino della macchina, mette le mani attorno alla bocca e simula il suo volto trasfigurato, dilatando le vocali della parlata spagnola. «”Dobbiamo andare muoviti!” diceva in spagnolo, no? Continuava a gridare in spagnolo, con l’accento argentino. E il bello è che prima il Mãgrao gli aveva detto: “Tu rimani in macchina, così mi sbrigo e ce ne andiamo subito!”. Quello continua a chiamarlo per un po’, ma niente. Alla fine l’argentino dice: “vado a piedi!”, scende dalla macchina e a quel punto la gente del bar si blocca tutta, si fermano a guardarlo, basso, coi capelli ricci, che aveva inveito con accento argentino, e uno fa: “Maradona! Mio Dio, Sócrates e Maradona! Non ci posso credere, mio Dio!”. E tutti cominciano a chiamare parenti e amici al telefono: “Papà corri qua, al bar ci stanno tutti e due, ci stanno tutti e due, corri, sbrigati!”. E insomma, rimangono lì per ore. Era sempre così, ogni giorno una storia».

Lorenzo Iervolino, Un giorno triste così felice

L’atlante delle isole remote

Quando andavo scuola, non ho fatto l’esame di seconda elementare (semicit.), però in terza la maestra che ci insegnava storia, geografia e qualche altra cosa, ci fece comprare un atlante. Doveva servirci per lo studio della geografia, ma io non ricordo di averlo mai aperto per fare dei compiti a casa o durante le lezioni. Quello che mi piaceva dell’alta te era la parte finale dove c’erano tutte le bandiere dei paesi del mondo, con i loro colori e i simboli strani. C’erano le informazioni sui paesi, io poi ho sempre preferito l’atlante politico con i confini ben segnati e le città in evidenza, rispetto a quello geografico. Sfogliavo quelle pagine, leggevo i nomi delle città, cercavo gli stati più remoti e sognavo la Micronesia, la Mongolia, il Suriname. Quando passando un giorno davanti a una libreria ho visto l’Atlante delle isole remote, con quel suo bellissimo sottotitolo: “Cinquanta isole dove non sono mai stata e mai andrò”, mi sono subito incuriosito, è scattato in me un qualcosa, un ricordo che mi ha riportato a quei momenti in cui sfogliavo quel librone e guardavo il mondo. Questo però è un atlante particolare: guarda a quelle isolette sperdute, quasi invisibili a occhio nudo sulla carta, scogli in mezzo agli oceani, più o meno abitati. Per ogni isoletta, oltre piazzarla sulla carta, ci sono alcune informazioni di base, come la nazione di appartenenza (e io rimango sempre molto stupito da queste isolette, come l’inglese Tristan da Cunha* spersa in mezzo al nulla a migliaia di km di distanza da Londra) e gli abitanti, inoltre quello che rende meraviglioso questo libro sono le storie associate a ogni luogo, brevissimi racconti, tra il reale e la fantasia che in alcuni casi fanno venir voglia di andare a imbarcarsi, in altri invece di prenotare una vacanza in isole molto più accessibili. Il tutto, strabiliantemente stampato in maniera stupenda su carta piacevole al tatto e con una grafica bellissima. È un libro per adulti che vogliono tornare bambini, è un libro per Robinson Crusoe immaginari.

[Atlante delle isole remote, Judith Schalansky, Bompiani]

* se siete curiosi e vi volete informare prima di partire, su Tristan da Cunha c’è chi ci ha girato un cortometraggio, ma vi posso assicurare che ci sono tante altre isole e storie bellissime


vimeo Link  

Dormi sepolto in un campo di grano

cimitero
Così come vi siete fronteggiati in vita, gli uni di fronte agli altri, nelle trincee, sulle montagne, al freddo, in mezzo alle neve e al fango, circondati da filo spinato e paura, adesso anche da morti siete di nuovo gli uni di fronte agli altri.
Non più trincee e filo spinato, ma un viale alberato a separarvi. I vinti, con un monumento e una semplice iscrizione e i vincitori dall’altro lato ricordati con i nomi, un mausoleo, tutti gli onori e il pieno di retorica.
Io che non ho fatto il militare, che ho paura di qualsiasi arma, e che non riesco neanche a immaginare cosa vuol dire essere in guerra, continuo a chiedermi perché non potete stare insieme in pace, almeno da morti.

Turisti e vagabondi

 Progressivamente i visti d’ingresso vengono aboliti in tutto il mondo; ma non il controllo dei passaporti. Quest’ultimo è sempre necessario – forse come non mai prima – per mettere ordine nella confusione che l’abolizione dei visti può aver creato; per separare coloro per la cui convenienza e facilità di viaggiare i visti sono stati aboliti, da coloro che dovrebbero starsene fermi, che non hanno diritto di viaggiare. Abolizione dei visti di ingresso e maggiore rigidità dei controlli all’immigrazione, nella loro miscela, hanno un profondo significato simbolico. Potrebbero essere considerati una metafora della nuova, emergente stratificazione, e mettere in luce il fatto che ora «l’accesso alla mobilità globale» stia al primo posto tra i fattori di tale stratificazione. E questa miscela mette in luce anche la dimensione globale dei privilegi e delle privazioni, per locali che siano. Alcuni di noi godono della nuova libertà di movimento sans papiers. Altri non possono starsene dove vorrebbero per la stessa ragione. [...]

[...] Per gli abitanti del primo mondo i confini statali sono aperti, e sono smantellati per le merci, i capitali, la finanza. Per gli abitanti del secondo mondo, i muri rappresentati dai controlli all’immigrazione, dalle leggi sulla residenza, dalle «strade pulite» e dalla «nessuna tolleranza» dell’ordine pubblico, si fanno più spessi; si fanno più profondi i fossati che li separano dai luoghi dove aspirerebbero ad andare e dai sogni di redenzione, mentre tutti i ponti, appena provano ad attraversarli, si dimostrano ponti levatoi. I primi viaggino quando vogliono, dal viaggio traggono piacere, sono indotti a viaggiare o vengono pagati per farlo e, quando lo fanno sono accolti col sorriso del benvenuto e a braccia aperte. I secondi viaggiano da clandestini, spesso illegalmente. Accada ancora che paghino per l’affollata stiva di barche puzzolenti e rabberciate più di quanto gli altri non paghino per il lusso dorato della «classe affari». Ciononostante, li si guarda con disprezzo e, se la fortuna non li assiste, vengono arrestati e immediatamente deportati al primo arrivo.

Z. Bauman, Dentro la globalizzazione le conseguenze sulle persone, 1999, Laterza, pp. 97-99.

3 anni dopo

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Chi l’avrebbe immaginato che 3 anni dopo sarei stato ancora qua: con un’altra prospettiva, un panorama differente, tante cose belle, una camera più grande, qualche ansia da superare, una connessione internet nuova fiammante (finalmente), l’attesa per un altro primo giorno di scuola.

La città più bella del mondo

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Quando mi domandano di dove sono e rispondo “Siena”, normalmente la prima cosa che mi viene detta è: “uuuh che bella Siena!”. 

E normalmente la mia prima risposta, di cortesia, ma anche di verità, perché quasi tutte le città a loro modo sono belle, è: “ma anche X [dove X è la città dell'interlocutore] è bella!”.

Dopo una breve pausa,  un sospiro e uno sguardo all’orizzonte, poi, aggiungo sempre: “però non voglio fare il modesto, per me Siena è la città più bella del mondo e piazza del campo è il luogo più bello del mondo”. Perché quella piazza lì, che per 8 giorni l’anno si carica di un’energia che solo chi ci è stato durante i giorni del Palio può provare a capire, è il luogo perfetto, l’incontro naturale delle strade, il centro del mondo, la comunità che si fa architettura. 

Se fossi il responsabile di un’enciclopedia alla voce “Piazza” metterei il Campo e alla voce “Città” metterei Siena, ma la mia è solo un’opinione di parte, quindi venite e innamoratevi anche voi della perfezione di questo luogo.

Pensieri da playoff

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Penso che più o meno tutti i tifosi della Mens Sana, che ricordo ha appena vinto l’ottavo scudetto e il settimo di fila, nel corso di questi playoff hanno avuto questi pensieri e la relativa conclusione:

Quarti di finale 

— Ma figurati, quest’anno si va fori al primo turno è già grassa esserci arrivati, anche se sai la soddisfazione vincere con Milano

Semifinale

— Ma figurati, dopo una serie così si va fori con Varese, quelli hanno dominato la stagione,  s’è vinto con Milano ci dovrebbe bastare, anche sé a questo punto sognare non costa niente

Finale

— La purga non la voglio prende, quindi ora si va là e si vince.

 

“Siena trionfa immortale in tripudio di bandiere.
In questo tripudio di drappi e bandiere Siena trionfa come sempre immortale.”

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“Enrico Berlinguer alla tv”

ert(Grecia, proteste davanti alla sede della tv pubblica chiusa per i tagli imposti dalla troika)

Una politica di austerità non è una politica di tendenziale livellamento verso l’indigenza, né deve essere perseguita con lo scopo di garantire la semplice sopravvivenza di un sistema economico e sociale entrato in crisi. Una politica di austerità invece, deve avere come scopo — ed è per questo che essa può, deve essere fatta propria dal movimento operaio — quello di instaurare giustizia, efficienza, ordine, e, aggiungo, una moralità nuova. Concepita in questo modo, una politica di austerità, anche se comporta (e di necessità, per sua stessa natura) certe rinunce e certi sacrifici, acquista al tempo stesso significato rinnovatore e diviene, in effetti, un atto liberatorio per grandi masse, soggette a vecchie sudditanze e intollerabili emarginazioni, crea nuove solidarietà, e potendo così ricevere consensi crescenti diventa un ampio moto democratico, al servizio di un’opera di trasformazione sociale.

(…) l’Italia si trova oramai — ma io credo, prima o poi, anche di altri paesi economicamente più forti del nostro si troveranno — davanti a un dilemma drammatico: o ci si lascia vivere portati dal corso delle cose così come stanno andando, ma in tal modo si scenderà di gradino in gradino la scala della decadenza, dell’imbarbarimento della vita e quindi anche, prima o poi, di una involuzione politica reazionaria; oppure si guarda in faccia la realtà (e la si guarda a tempo) per non rassegnarsi a essa, e si cerca di trasformare una traversia così densa di pericoli e di minacce in un’occasione di cambiamento, in un’iniziativa che possa dar luogo anche a un balzo di civiltà, che sia dunque non una sconfitta, ma una vittoria dell’uomo sulla storia e sulla natura.

Enrico Berlinguer, gennaio ’77 Teatro Eliseo di Roma, marzo ’79 Teatro Lirico di Milano.

Ora viene il bello

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Ho discusso oggi la mia tesi, in mezz’ora il risultato degli ultimi mesi. Tra quindici giorni con la mia proclamazione si chiuderà definitivamente la mia carriera da studente, si chiuderanno questi due anni e mezzo a Trento.

Intanto, inizio a festeggiare.

A metà tessera elettorale, un bilancio.

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Ieri ho preso in mano la mia tessera elettorale, ero in coda alla biglietteria della stazione di Trento e dovevo fare il biglietto per tornare a casa a votare. L’ho aperta e ho visto che è piena per metà, eppure sono pochi anni che voto, neanche 10. Mentre stavo aspettando ho guardato quei timbri sbiaditi e le date, a parte un paio di casi non riuscivo ad associare date e votazioni. Francesco qualche giorno fa ha fatto una lista, ho voglia di fare lo stesso giochino e una specie bilancio arrivato a metà tessera.

Armato di Google sono andato a cercare e ricostruire la mia (breve) storia elettorale:

3 Aprile 2005 – Elezioni Regionali

Elezioni Regionali in Toscana. Voto per il centrosinistra con candidato Claudio Martini presidente e voto di lista ai Verdi. Martini vince e i Verdi eleggono 2 consiglieri. Oggi voterei altro.

12 Giugno 2005 – Referendum 

Si votano i 4 referendum sulla procreazione assistita. Voto 4 SI, ma il quorum è lontano. Oggi voterei uguale.

9 Aprile 2006 – Elezioni Politiche

Elezioni politiche, quelle dell’Unione di Prodi. Voto solo alla Camera per la lista di Rifondazione Comunista che elegge una quarantina di deputati. Oggi voterei uguale.

25 Giugno 2006 – Referendum

Referendum sulla riforma costituzionale fatta dal centrodestra. Voto NO, che vince superando il quorum pure se non necessario. Oggi voterei uguale.

13 Aprile 2008 – Elezioni Politiche

Cade il Governo Prodi e si torna a votare. Voto la Sinistra Arcobaleno, che con il 3% rimane fuori dal parlamento. La mia più grande sconfitta elettorale fino a oggi. Oggi voterei uguale.

6 Giugno 2009 – Elezioni Europee. Provinciali e Comunali

Alle europee voto Sinistra e Libertà, con preferenza a Nichi Vendola, Umberto Guidoni e Giuliana Sgrena, non viene superato lo sbarramento e non viene eletto nessuno. Alle elezioni per la provincia di Siena ho invece votato il candidato del centrosinistra Simone Bezzini, con voto alla lista Sinistra per la Provincia di Siena che elegge un consigliere, mentre alle elezioni comunali ho votato per la lista unica del centrosinistra a Monteroni d’Arbia con preferenza per Jacopo Altomira candidato di Sinistra e Libertà che viene eletto. Oggi voterei uguale.

22 Giugno 2009 – Referendum

Ci sono i referendum elettorali di Guzzetta&Co. Indeciso se votare o meno, vado e voto NO. Il quorum anche in questo caso è lontano e non passano. Oggi voterei uguale.

28 Marzo 2010 – Elezioni Regionali

Elezioni regionali in Toscana. Voto Enrico Rossi presidente e la lista di Sinistra Ecologia e Libertà, che però non elegge nessuno nonostante la vittoria di Rossi e del centrosinistra. Oggi voterei uguale.

12 Giugno 2011 – Referendum

Ai referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento voto 4 SI, che vincono in tutti i referendum superando il quorum. Oggi voterei uguale.

Dopo 8 anni da elettore le sconfitte probabilmente superano le vittorie, con alcune come quella del 2008 che ancora brucia. Spero in futuro di vivere più vittorie, non sarà facile.

Tra pochi giorni tornerò a votare, so già per chi votare. voterò per l’unica scelta che ritengo sensata oggi quella di sostenere Bersani votando Sinistra Ecologia e Libertà.
È l’unico modo che ha oggi l’Italia di avere una vera sinistra che vuole governare, è l’unico modo per iniziare a cambiare qualcosa.
Sono consapevole che non basterà questo voto, ma penso che sia il primo passo necessario per un lungo lavoro di ricostruzione di questo paese.